COME SCEGLIERE L’ATTIVITA’ SPORTIVA ?
Maggio 29, 2008
Perché è necessario fare attività fisica?
Numerosi studi hanno messo in luce i potenziali effetti negativi della ridotta attività fisica sia nell’immediato (per esempio la scarsa capacità di eseguire un esercizio fisico sostenuto) che nel lungo periodo (per esempio le alterazioni funzionali a carico dell’apparato locomotore, cardiocircolatorio, respiratorio e metabolico). Nell’età evolutiva, durante la quale all’esigenza di mantenere lo stato di salute si aggiunge quella di favorire uno sviluppo fisiologico ottimale, un’attività fisica scarsa o irregolare può comportare effetti molto negativi, riferibili alla cosiddetta “sindrome ipocinetica”. Questa può portare allo sviluppo di diversi quadri clinici definiti “paramorfismi” (modificazioni) della normalità degli organi e delle funzioni. I paramorfismi più noti, tipici dell’età evolutiva (per esempio ipercifosi dorsale, iperlordosi lombare, atteggiamento scoliotico), dipendono generalmente da una ridotta funzionalità dell’apparato muscolo-scheletrico. La consapevolezza dell’estensione del fenomeno della ridotta attività fisica e dei danni associati a questa scorretta abitudine di vita ha portato nel tempo, come naturale conseguenza, a una crescente diffusione della pratica sportiva, sia in età evolutiva che in età adulta. Questa tendenza ha prodotto ottimi risultati in termini di miglioramento dello stato di salute e di prevenzione delle patologie cronico-degenerative dell’età adulta (per esempio l’obesità, il diabete, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari).
Quali attività sono più indicate per i bambini?
Lo sport, praticato fin dai primi anni di vita, è in grado di indurre sostanziali benefici, promuovere un buono stato di salute e stimolare un adeguato sviluppo delle capacità motorie. Una corretta formazione motoria e sportiva in età giovanile può evolversi successivamente nella pratica agonistica o come sport del tempo libero. È importante scegliere, in primo luogo, uno sport che sia adatto all’età, alle dinamiche di sviluppo e alle capacità fisiche e motorie del bambino e che rispetti i suoi gusti, realizzando le sue aspettative di relazione e di confronto sociale. In considerazione della grande disponibilità al movimento tipica dell’età infantile e giovanile, una scelta adeguata consente al bambino non soltanto di mantenere un ottimale livello di abilità fisica, ma anche di effettuare un migliore approccio all’attività fisica e sportiva vivendo lo sport in maniera piacevole e divertente. Soltanto una solida motivazione al movimento, infatti, è in grado di sviluppare un reale e duraturo interesse verso una pratica fisico-sportiva. Verso i 3 anni si consiglia il “baby nuoto”, un programma di acquaticità che si sviluppa nel rispetto delle esigenze evolutive del piccolo, che in acqua rivive l’habitat della vita intrauterina. Dai 3 ai 6 anni sono indicati il nuoto, il calcio e tutte quelle attività chiamate “ludico-motorie”, in grado cioè di avviare il bambino all’attività sportiva attraverso un approccio vissuto sotto forma di gioco e di svago. Fino agli 8 anni sono consigliate le discipline che favoriscono un migliore controllo dei movimenti e una maggiore disponibilità all’accettazione di regole: le arti marziali, la ginnastica ritmica e artistica, la danza. Dopo gli 8 anni, quando il bambino è in grado di accettare le regole e le dinamiche del gruppo, il gioco motorio assume il carattere tipicamente presportivo. A questa età sono adatti minibasket (pallacanestro), minivolley (pallavolo) e minihandball (pallamano). A partire dai 14 anni è possibile effettuare anche allenamenti mirati allo sviluppo della forza, con una preferenza per gli sport di squadra: pallanuoto, calcio, pallavolo, pallacanestro. Prima dei 12 anni si sconsiglia la pratica sportiva a livello agonistico; prima di questa età, infatti, non sussistono ancora i presupposti psicofisici idonei per affrontare intensi carichi di lavoro sia a livello fisiologico che psicologico.
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