IL KARATE

Maggio 13, 2008

Il Karate (空手) è un’ antica arte marziale atta alla difesa delle persone originaria dell’isola giapponese di Okinawa e trae origine dall’unione di due scuole-correnti marziali: il Te autoctono e il Kenpō cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa che prevede l’ausilio delle armi tradizionali, è strettamente collegata alla pratica del Karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato delle sua componente marziale e finalizzata ai risultati competitivi tipici dell’agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato, era studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.
Nato come arte marziale che insegna il combattimento e l’autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno, sostengono i suoi estimatori, l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato.
La storia del Karate parte da un arcipelago a sud del Giappone, le isole Ryūkyū, e in particolare da una di queste, Okinawa. Non è possibile affermare con certezza se esistesse già una forma di combattimento autoctona; tuttavia, si crede che fosse già praticata un’arte “segreta”: l’Okinawa-te. L’ideogramma te (手) letteralmente indica la parola “mano”, ma per estensione può anche indicare “arte” o “tecnica”; il significato di Okinawa-te, quindi, è “arte marziale di Okinawa”. Essa era praticata esclusivamente dai nobili, che la tramandavano di generazione in generazione. Secondo le credenze popolari, la nascita del karate è dovuta alla proibizione dell’uso delle armi nell’arcipelago delle isole Ryūkyū. Ciò è vero solo in minima parte, in quanto l’evoluzione di quest’arte marziale è molto più lunga e complessa. Nei secoli XVII e XVIII le condizioni dei nobili di Okinawa cambiarono notevolmente; l’improvviso impoverimento delle classi alte fece si che gli esponenti di quest’ultime iniziassero a dedicarsi al commercio o all’artigianato. Fu grazie a questo appiattimento tra i due ceti che l’arte “segreta” iniziò a penetrare anche al di fuori della casta dei nobili. La conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un’elevata posizione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandavano quest’arte a una cerchia ristrettissima di persone, quasi in modo esoterico. Così facendo si è avuta una dispersione dell’arte originale e furono gettate le basi per i vari stili di karate. Fondamentale per la nascita del tode furono anche le arti marziali cinesi. Le persone che si recavano in Cina, anche per due o tre anni, avevano modo di studiare le arti marziali del luogo e, in molti casi, cercarono di apprenderle. Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un’elaborata concezione del corpo umano; era quindi impossibile imparare le arti cinesi nello spazio di un solo viaggio. I viaggiatori giapponesi appresero quel che potevano: tecniche sparse che adattarono al loro fisico ben più robusto del fisico di un cinese. Si pensa quindi che sia stata possibile una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina, che comunque costituivano uno stile non metodico, e il te okinawese. Una prova di questo importante scambio culturale tra Okinawa e Cina è fornita da un maestro vissuto in epoca successiva, Ankō Itosu. In uno scritto di suo pugno vede le origini del karate nelle arti cinesi e sottolinea come non abbiano influito né il Buddhismo né il Confucianesimo.

I venti punti fondamentali dello spirito del Karate insegnati dal maestro Gichin Funakoshi sono:

  1. Il Karate comincia e finisce col saluto. (Karate Do wa rei ni hajimari, rei ni owaru koto wo wasuruna)
  2. Il Karate è mai attaccare per primi (Karate ni sente nashi).
  3. Il Karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia (Karate wa gi no tasuke).
  4. Il Karate è prima di tutto capire se stessi e poi gli altri (Mazu jiko wo shire, shikoshite tao wo shire).
  5. Nel Karate lo spirito viene prima; la tecnica è il fine ultimo (Gijutsu yori shinjutsu).
  6. Il Karate è lealtà e spontaneità; sii sempre pronto a liberare la tua mente (Kokoro wa hanatan koto wo yosu).
  7. Il Karate insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia (Wazawai wa getai ni shozu).
  8. Il Karate non si vive solo nel dojo (Dojo nomino Karate omou na).
  9. Il Karate è per la vita (Karate no shuryo wa issho de aru).
  10. Lo spirito del Karate deve ispirare tutte le nostre azioni (Arai-yuru mono wo karate-ka seyo, soko ni myo-mi ari).
  11. Il Karate va tenuto vivo col fuoco dell’anima; è come l’acqua calda, necessita di calore costante o tornerà acqua fredda (Karate wa yu no goto shi taezu natsudo wu ataezareba moto no mizu ki kaeru).
  12. Il Karate non è vincere, ma è l’idea di non perdere (Katsu kangae wa motsu na makenu kangae wa hitsuyo).
  13. La vittoria giace nella tua abilità di saper distinguere i punti vulnerabili da quelli invulnerabili (Tekki ni yotte tenka seyo).
  14. Concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario (Tattakai wa kyo-jutsu no soju ikan ni ari).
  15. Mani e piedi come spade (Hito no te ashi wo ken to omoe).
  16. Pensare che tutto il mondo può esserti avversario (Danshi mon wo izureba hyakuman no tekki ari).
  17. La guardia ai principianti,la posizione naturale agli esperti (Kamae wa shoshinsha ni ato wa shizentai).
  18. Il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa (Kata wa tadashiku jissen wa betsu mono).
  19. Come l’arco, il praticante deve usare contrazione, espansione, velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza (Chikara no kyojaku, karada no shinshuku, waza no kankyu wo wasaruna).
  20. Fai tendere lo spirito al livello più alto (Tsune ni shinen kufu seyo).

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